Sant’Antonio Abate – Ciminna
La chiesa di S. Antonio Abate si trova a circa 500 m dal centro abitato di Ciminna e tra le chiese extra urbane è la più vasta. La chiesa, fondata nel XVI secolo, oggi è chiusa al pubblico a causa del cattivo stato di conservazione, ma è possibile vedere l’esterno e i resti del campanile di maioliche simile a quello della vicina chiesa di S. Giovanni, verso cui guarda. All’interno la chiesa è divisa in tre navate, sulle cui pareti si ammirano pitture rappresentanti alcuni episodi della vita del santo, eseguite secondo la tradizione, da un latitante, quando le chiese erano asili impenetrabili alla giustizia. S. Antonio è considerato il protettore degli animali perché, secondo la credenza popolare, aveva sempre resistito al demonio, che gli apparve tante volte sottoforma di animali diversi. La festa si celebra il 17 gennaio nella chiesa Madre di Ciminna con la benedizione degli animali. Anticamente la festa di S. Antonio abate era la più importante del paese e il simulacro del Santo, probabilmente realizzato su disegno di Paolo Amato, era portato in processione dentro il paese, attraversando un torrente sempre in piena al tempo della festa e una via di campagna. La solennità della festa era accresciuta dalla macellazione di alcune vacche, la cui carne si distribuiva gratuitamente a tutti i cittadini e ai forestieri. Sin dal XVI secolo. La carne era benedetta solennemente e dopo cominciava la distribuzione. Oltre la carne, si davano al popolo dei panini (panuzzi), che erano grandi quanto un soldo di pane di quel tempo, in seguito questi panini furono sostituiti da altri più piccoli senza lievito, detti divuzioni e fatti di varie forme, fra le quali quelle di maiali o di fiamme. La festa di S. Antonio segnava la fine della semina dei cereali : fina a S. Antoni li simenti su boni. Era ritenuto il periodo più freddo dell’ anno: S. Lorenzu la gran calura, S. Antoni la gran friddura, l’ una e l’ atra poco dura. Le donne e le massaie aspettavano la festa di S. Antonio, perché le galline ricominciavano a fare le uova: pi S. Antoni li tinti e li boni (galline).
Essa segnava ,inoltre, l’inizio del carnevale.