Pasqua tra Riti arbërshë e latini
In tutto il territorio i riti della Settimana Santa preludono alla germinazione, ovvero, alla perpetuazione della vita.Emblema del periodo sono i lavureddi esposti il Giovedì Santo sugli altari, simbolo del seme interrato,che dal buio delle tenebre risorge a nuova vita.
Nel rito pasquale arbëreshe, di tradizione bizantina, la Pasqua rappresenta l’inizio dell’anno liturgico e della ‘Settimana luminosa’ della Chiesa orientale che, dopo il lungo digiuno quaresimale, spalanca tutte le porte del tempio, suona a festa le campane e intona il canone pasquale, distribuendo uova rosse ai fedeli. La millenaria tradizione greco-albanese dei canti melurgici con i quali – da cinquecento anni – si celebrano tutte le funzioni, inserisce a pieno titolo la Grande Settimana Santa di Mezzojuso all’interno dei grandi eventi siciliani.
A creare l’atmosfera delle celebrazioni pasquali in entrambe le tradizioni sono i dolci che richiamano l’eterna trepidazione contadina per la sorte delle sementi affidate alla terra. Nelle società tradizionali,gli stravizi festivi erano preceduti e seguiti da mesi e mesi di forzata astinenza. Inoltre la cadenza rituale della festa dava sicurezza sull’ordinato svolgersi dei cicli naturali e sulla speranza di un buon raccolto,dalquale dipendeva la sopravvivenza dell’intera società. I dolci della Pasqua sono rielaborazioni di antiche ricette di pani devozionali, come i tradizionali Pupi con l’uovo, e le sue rappresentazioni a forma di colomba di chiara iconografia cristiana.
Altri dolci tipici, come l’ agnello o la pecorella in pasta di mandorle attingono a una matrice semitica, mentre l’immancabile l’uovo, rappresenta l’elemento centrale delle rappresentazioni cosmogoniche, comune a tutte le religioni.
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