San Vito – Ciminna

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San Vito, patrono di CIMINNA

La leggenda narra che nei riguardi di San Vito, giovane, bello e miracoloso, le donne riponessero molta fiducia per le questioni di cuore. Anticamente, durante i  sette martedì che precedevano la festa, le ragazze facevano i cosiddetti viaggi al santuario posto su una collina di fronte al paese, rivolgendosi al Santo per trovare marito. L’efficacia delle preghiere per era velocemente verificata al termine della festa, quando a conclusione dei fuochi artificiali, all’uscio delle donne amate venivano intonati i cosiddetti “notturni”, le serenate  d’amore accompagnate da chitarre e mandolini.

Il culto verso il patrono risale al XVI° secolo. A San Vito vengono tributate due feste: una campestre – il 15 giugno – e l’altra cittadina, la prima domenica di Settembre, per la ricorrenza dell’arrivo delle reliquie dei Santi Vito, Modesto e Crescenza, nel 1672. Il femore di S. Vito, una parte del cranio di S. Modesto, una parte dell’osso petroso e mezzo piede di S. Crescenza sono le veneratissime reliquie portate in processione dentro un’urna d’argento, nella festa di settembre.  L’urna segue il simulacro del Santo, una pregevole statua del XVI secolo.

La festa campestre del 15 giugno è tuttora preceduta da sette martedì detti “Màrtiri”, che si celebrano nel santuario del Santo. Al termine dell’affollatissima funzione, i fedeli si incamminano in processione al seguito del Santo.

La grande attrazione della festa settembrina è la processione figurata con 150 personaggi in costume di epoca romana, divisi in 13 quadri che rievocano la vita, il martirio e l’arrivo delle reliquie a Ciminna. Nei tempi passati, prima e durante la festa, vi era un gran mercato, che durava 15 giorni e attirava dai paesi vicini molti forestieri. Si vendevano merci di ogni genere: tessuti di lana, di cotone e di seta, lavori in oro ed argento, oggetti di vetro e di maiolica, utensili di rame e di ferro, cuoiami, calzature.

I martedì erano celebrati a spese delle varie classi del popolo; il primo era fatto dai vucceri (macellai), il secondo dai picurara (pastori), il terzo dai vardiddara (coloro che realizzavano selle), il quarto dai varveri (barbieri), il quinto dai carritteri (carrettieri) il sesto dai muratura (muratori) e il settimo da tutto il popolo.

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