San Giuseppe – Casteldaccia

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S.GIUSEPPE – CASTELDACCIA

Liturgicamente il Patrono viene festeggiato il 19 marzo, al termine di una novena di preparazione alla solenne processione di  “San Ciuseppi chi stivali” (San Giuseppe con gli stivali), scultura lignea settecentesca rappresentata con dei calzari ai quali il santo deve il singolare nomignolo.

Al seguito del simulacro portato a spalla da 40 giovani portatori, numerose devote recitano sommessamente l’ orazione per chiedere intercessione divina:

San Giusippuzzu vui siti lu patri, Vergini e puru comu la matri.

Maria la rosa,Giuseppi lu gigghiu, datimi aiutu tra peni e perigghiu.

Unn’a scurari sta iurnata senza essiri cunsulata. P’u bambineddu c’aviti ‘mbrazza

Patri ranni facitimi a razia. E pi l’amuri di Maria, facitila a mia.

(San Giuseppe siete il padre, vergine come la madre. Maria, la rosa, Giuseppe, il giglio, datemi aiuto tra affanni e pericolo. Non termini questa giornata prima che io sia consolata. Per il bambinello che tenete tra le braccia, Padre, fatemi la grazia. E per amore di Maria, fatela a me.)

La vigilia della festa viene allestita la tradizionale tavolata di San Giuseppe con degustazione del minestrone e del pane benedetto. In serata la folla attornia l’irregolare catasta di vecchi oggetti e frasche di ulivo. È il momento catartico dalla vampa, rito antichissimo in cui si perpetua il fascino delle fiamme del falò che portano via il freddo dell’inverno, accendendo negli animi fiduciose speranze.

San Giuseppe viene solennemente rifesteggiato in agosto. Un tempo la festa coincideva con il raccolto, come atto di ringraziamento al culmine del ciclo dei campi. Con il progressivo diminuire della valenza agricola, rimane il desiderio, in particolare dei tanti emigrati in ferie, di riappropriarsi dei ricordi e delle proprie radici. Una nutrita comunità di emigrati gemellati con il comitato dei festeggiamenti locali, riproduce a Chicago le attività in onore del santo.

I festeggiamenti si svolgono tra sabato e lunedì dell’ultima settimana di agosto. Durante la processione della domenica vengono effettuate le tradizionali “volate degli angeli”: bambini sospesi in aria tramite delle funi che recitano l’inno a San Giuseppe. A notte inoltrata, coloratissime esplosioni di giochi d’artificio salutano l’atmosfera suggestiva e speranzosa con la quale la comunità festeggia il Patrono.

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VAMPE

Tutti i paesi del territorio tra Solunto e i Monti Sicani festeggiano San Giuseppe. La festa del Patriarca ricade nell’equinozio di primavera, segnando il passaggio climatico alla bella stagione, accolta come una sorta di “capodanno della natura”, in cui si assiste allo spreco augurale dell’abbondanza.  

In termini propiziatori, l’ardere delle vampe, ovvero la tradizione dei  falò  che  illuminano e riscaldano le vigilie di alcune festività del calendario cattolico, sono nati dalla fusione, attraverso secoli e percorsi intricati, della più lontana religiosità arcaica con la nuova religiosità cristiana. Su un’alta catasta di legna  ardono mobili in disuso e rami d’albero. Bruciando come  le offerte devozionali sopra le are celtiche dei riti precristiani vicini ai due solstizi, il fuoco si presenta in  una doppia veste simbolica. Da un lato rappresenta la distruzione di tutto ciò che angoscia la comunità: la fame, la malattia, la morte; dall’altra si presenta come rigeneratore per eccellenza, essendo  considerato promotore della crescita dei raccolti e del benessere dell’uomo e delle bestie.

Il rito della vampa di San Giuseppe, che coincide con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, assorbito e risignificato in funzione del culto cristiano, costituisce un’offerta al Santo che patì  il freddo nella grotta di Betlemme e che bruciò il suo mantello, andando di casa in casa a alla ricerca di un po’ di brace per riscaldare il Bambino Gesù e la Madonna.

 

 

INNO A SAN GIUSEPPE CON GLI STIVALI

Sono grandi le tue grazie se t’invoco tribolante,

tu mi abbracci e mi conforti con le tue mani sante

San Giuseppe che al lavoro tutto il corpo dedicasti

e alla santa tua famiglia l’esistenza consacrasti

sei tu l’icona del bene: uomo giusto e si virtuoso che

casto si mantenne di Maria promesso sposo

di Gesù nostro Signore padre fosti in queste terre

sei la chiave d’ogni cuore che spalanca porte e celle

San Giuseppe che di si rispondi a ogni preghiera

accogli queste suppliche di gente che in te spera

Al suon degli stivali dei passi tuoi vicini

esultano già uomini, donne e bambini

cantando l’inno tuo fin quando non compari:

viva, viva san giusippuzzu chi stivali!

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