Pasqua – Arbëreshe
Poiché il rito bizantino celebra la Pasqua come il capodanno della natura, allo scoccare della mezzanotte del sabato, hanno inizio i festeggiamenti tra le strade del paese.
“Cristo è risorto dai morti, / con la morte calpestando la morte, / e a coloro che giacevano nei / sepolcri dando in grazia la vita”.
Intonando l’inno del Kristòs anèsti, i fedeli girano il paese, ancora avvolto nel buio, spezzando il silenzio con il tradizionale canto melurgico che annuncia la resurrezione del Signore.
Ultimato il giro del paese, il clero ed i fedeli si radunano nel nartece (ingresso) della Chiesa, dove hanno inizio l’Ufficiatura delle Luci.
Il celebrante percuote le porte al grido: “Aprite, o custodi, spalancatene l’ingresso eterno, poiché entrerà il Re della Gloria“. Simulando un dialogo con le tenebrose potenze del male, simbolicamente rappresentate da una voce solitaria accompagnata fragorosi rumori, proveniente dall’interno della Chiesa, Per tre volte il celebrante percuote le porte della che, vincendo sulle potenze occulte, si spalancano. Alla fine, intorno alle 4 del mattino, dalla chiesa del SS. Crocifisso i fedeli in processione, si recano nella chiesa di San Nicolò di Mira, dove viene celebrato il Mattutino di Pasqua e, a seguire, tra melodiosi canti bizantini ed il profumo degli incensi, si celebra la Divina Liturgia, con il Vangelo cantato in più lingue. Al termine vengono distribuite a tutti le uova rosse, simbolo della vita, e i fiori deposti il Venerdì Santo, sull’Urna con il Cristo morto.
