Pasqua – Arbëreshe

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Pasqua – Arbëreshe

Poiché il rito bizantino celebra la Pasqua come il capodanno della natura, allo scoccare della mezzanotte del sabato, hanno inizio i festeggiamenti tra le strade del paese.

“Cristo è risorto dai morti, / con la morte calpestando la morte, / e a coloro che giacevano nei / sepolcri dando in grazia la vita”.
Intonando  l’inno del Kristòs  anèsti, i fedeli girano il paese, ancora avvolto nel buio, spezzando il silenzio con il tradizionale canto melurgico che annuncia  la resurrezione del Signore.

Ultimato il giro del paese, il clero ed i fedeli si radunano nel nartece (ingresso) della Chiesa, dove hanno inizio l’Ufficiatura delle Luci.

Il celebrante percuote le porte al grido: “Aprite, o custodi, spalancatene l’ingresso eterno, poiché entrerà il Re della Gloria“. Simulando un dialogo con le tenebrose potenze del male, simbolicamente rappresentate da una voce solitaria accompagnata fragorosi rumori,  proveniente dall’interno della Chiesa, Per tre volte il celebrante percuote le porte della che, vincendo sulle potenze occulte, si spalancano. Alla fine, intorno alle 4 del mattino,  dalla chiesa del SS. Crocifisso i fedeli in processione, si recano nella chiesa di San Nicolò di Mira, dove viene celebrato il Mattutino di Pasqua e, a seguire, tra melodiosi canti bizantini ed il profumo degli incensi, si celebra la Divina Liturgia, con il  Vangelo cantato in più lingue. Al termine vengono distribuite a tutti le uova rosse, simbolo della vita, e i fiori deposti il Venerdì Santo, sull’Urna con il Cristo morto.

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Canti melurgici

A Mezzojuso e  nei paesi arbëreshë dell’Eparchìa di Piana degli Albanesi, la Divina Liturgia, come del resto ogni altra officiatura, è sempre cantata secondo melodie e modi di tradizione locale. Qualsiasi strumento musicale è bandito, anche l’organo che in occidente è considerato lo strumento liturgico per eccellenza.

La grammatica musicale del repertorio liturgico arbëreshe, analogamente al canto gregoriano, non è basata sulla sensibilità tonale e sulla opposizione fra modi maggiori e minori che caratterizza la musica colta occidentale. Il suo sistema musicale è di tipo modale e non tonale.  Questo sistema viene definito anche “orizzontale”: a contare è la melodia di ciascuna voce, il procedere orizzontale delle note. Non è presente il concetto di verticalità, ossia il concetto di una relazione tra le voci che non sia di tipo melodico ma di tipo armonico: il concetto di accordo è del tutto estraneo alla modalità. Quest’ultimo aspetto non è di poco conto, perché alla base c’è l’idea che il coro degli Angeli e i Serafini, a cui si rifà la melurgia bizantina, non può sfidare o competere con Dio in altezza.

Le origini del ricco patrimonio musicale bizantino vanno ricondotte all’epoca immediatamente successiva alla caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi nel 1453 e alla conseguente diaspora delle popolazioni albanesi e greche dell’Albania. Determinante fu la presenza dei monaci del Monastero Basiliano di Mezzojuso, fondato nel 1605, che davano asilo a monaci ed ecclesiastici provenienti dall’oriente.

La tradizione melurgica siculo-albanese non ha origine unitaria, ma si compone di un nucleo originario, risalente all’epoca della diaspora, e di strati cronologicamente successivi, maturati grazie ad un’evoluzione arricchita da apporti esterni, che ha prodotto un repertorio coerentemente strutturato nei suoi aspetti stilistici e formali, tanto sotto il profilo dell’innografia quanto sotto quello della grammatica musicale. Le espressioni musicali di questa importante etnia rappresentano il modo di sentire e di essere arbëreshë.

Uova Rosse

La Domenica di Pasqua, nella chiesa ortodossa di San Nicolò di Mira, ai fedeli vengono distribuite uova rosse, colore del divino e simbolo di fertilità.

Simbolo della vita che nasce, l’uovo cosmico è all’origine del mondo. Presso i greci, i persiani e i cinesi, era un dono scambiato per le feste primaverili, come segno di fertilità. I romani seppellivano un uovo dipinto di rosso nei loro campi come augurio di buon raccolto.

Il Cristianesimo riprese le tradizioni antiche che vedevano nell’uovo la vita. Rielaborandole nella nuova prospettiva della Resurrezione. L’uovo. Cucinato sodo, tradizionalmente colorato di rosso, simbolo della Passione rappresenta la rinascita: il guscio è la tomba da cui Cristo uscì vivo.

La stessa festività pasquale risente ancora di influssi lontani poiché cade sempre tra il passaggio dalla stagione di riposo dei campi alla nuova semina, quindi alla nuova vita per la natura.

In passato per colorare le uova venivano utilizzati prodotti vegetali, come buccia esterna delle cipolle rosse. Successivamente si diffuse l’uso di coloranti alimentari, con aggiunta di aceto per rendere il colore ancora più brillante