Santa Maria di tutte le Grazie – Mezzojuso
Si tratterebbe della prima chiesa che i profughi albanesi costruirono per i loro bisogni spirituali, a parere di altri è, invece, la chiesa parrocchiale donata da re Ruggero II nel 1132 al Monastero di San Giovanni degli Eremiti di Palermo, che aveva in feudo il territorio di Mezzojuso, poi affidata agli esuli albanesi, arrivati nella seconda metà del XV° secolo.
Una Confraternita di fedeli greco-albanesi amministrò la chiesa fin dal 1529, successivamente, nel 1650 fu affidata ai monaci che abitavano l’annesso Monastero. I monaci che nel tempo vennero o direttamente da Creta, come pure dalle regioni continentali della Grecia, furono scrupolosi osservatori del rito e delle discipline monastiche orientali. Si deve proprio a questo loro spirito, oltre che al loro talento artistico, la realizzazione di quella che attualmente costituisce la parte più cospicua e preziosa del patrimonio iconografico dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, nella quale operò lo jeromonaco cretese Joannikios, maestro di una scuola di iconografia, definita “siculo-cretese”.
Qualunque sia la sua origine, la chiesa ammalia con l’incantevole fascino dei suoi preziosi interni.
Rivolto a oriente, come in tutte le chiese di ispirazione bizantina, l’altare è separato dall’Assemblea da una iconostasi con quadri in prevalenza dei secoli XVII°-XVIII° del monaco Ioannikios Cornero e della sua scuola: il Cristo re dei re, la Madre di Dio, la serie degli Apostoli e quella dei Padri della Chiesa greca, la Croce dipinta del Maestro dei Ravdà, pittore di scuola siculo-cretese della fine del XVI° secolo. Sulle pareti della navata e nel Vima si possono ammirare sei medaglioni dei Santi Padri greci, dipinti da Olivo e Francesco Sozzi.
Alla navata centrale della chiesa, concorrono sei piccole cappelle laterali. Paliotti di marmi mischi di maniera barocca, un paliotto ligneo, tele ad olio e un affresco della Madonna delle grazie, sono tra gli arredi più preziosi che, dal 1920, i monaci, provenienti dal monastero basiliano di Grottaferrata, tornati ad abitare di nuovo il Monastero, hanno provveduto a restaurare ed abbellire. Attualmente la chiesa è affidata alla comunità parrocchiale di Mezzojuso.