S. Giovanni Battista – Ciminna

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S. Giovanni Battista – Ciminna

La chiesa di S. Giovanni Battista dà per la sua importanza il nome al quartiere omonimo. La sua storia è legata a quella del SS. Crocifisso,  in loco venerato come  u “Patri di li Grazij”.  Esposta ad occidente, la chiesa ha un magnifico prospetto con tre porte d’entrata. Internamente forma tre navate divise da due ordini di cinque colonne per ogni lato mentre  la tribuna maggiore accoglie la sacra immagine del SS. Crocifisso.

Arricchita di preziosi arredi sacri, tessuti  ricamati in oro e seta, lampadari e suppellettili in argento, era anticamente un piccolo oratorio dedicato a S. Giovanni Battista e destinato alle pie adunanze d’una confraternita che ne portava il titolo e tuttora perdura col nome del SS. Crocifisso. Nell’oratorio si conservava un’effigie in legno del SS. Crocifisso che si portava in corteo nelle vie per accompagnare i defunti. Si tramanda che nel 1623 un certo Battolo Caiazza, uomo di cattiva fama, venne barbaramente ucciso con un colpo di fucile. Come da consuetudine, la mattina seguente le confraternite si radunarono presso la sua dimora, nelle adiacenze della cappelletta di S. Croce al Canale.  I religiosi e il clero con le proprie insegne, fra le quali vi era quella del SS. Crocifisso, si  avviarono in processione, ma il giovane che conduceva  la immagine del Patri di li Grazij non poté sollevarla dal suolo, né staccarla dal muro, rimanedo inchiodata, finché il cadavere non giunse nella chiesa per la sua sepoltura. Solo allora si riuscì a prenderla agevolmente e riportarla presso l’allora oratorio di S. Giovanni Battista.

Dal 1651, la prima domenica di maggio, u “Patri di li Grazij” viene celebrato con  otto giornate di solenni festeggiamenti che gravitano attorno ad una processione antichissima, la Furriata ri Torci”  (Giro delle Torce).

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La furriata ri torci

Il simbolismo della “furriata di li torci” che si svolge nelle feste del Santissimo Crocifisso nel territorio interessato dagli itinerari “da Solunto ai Monti Sicani”, e l’esistenza, a Ciminna, di un tempio dedicato alla Demetra, dea delle messi, lasciano  intuire un collegamento fra le odierne tradizioni e gli arcani riti.

È ampiamente documentato nelle letteratura locale, che la furriata di li torci affondi le sue radici nel culto pagano della dea Cerere e Demetra, dea delle messi. Nell’antichissimo rito pagano svolto per ingraziarsi la dea, alcuni giovani portavano in offerta un bastone, simbolo fallico, ornato di fiori che veniva conficcato su terreno nell’atto di fecondare la terra, mentre degli uomini a cavallo spandevano le granaglie e petali con un movimento della mano in senso orario, come a mimare l’atto della semina.

Trasformato e inglobato nella religiosità popolare del rito cristiano in onore del SS. Crocifisso, la Croce, simbolo di sacrificio per eccellenza, si sostituisce al bastone e con il suo sangue fecondatore di nuova vita, rappresenta il riscatto dell’umanità che dalla vecchia vita viene rigenerata nella nuova.

 

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