Giovedì Santo
Con il Giovedì Santo si conclude la Quaresima, iniziata con il Mercoledì delle Ceneri, e con essa finisce anche il digiuno penitenziale. Con la messa in Coena Domini, nella quale drammatizza “la lavanda dei piedi”, ha ufficialmente inizio il Triduo pasquale, ossia i tre giorni nei quali si commemora la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, momenti di intensa e commossa partecipazione popolare, avvolta da silenzio e pathos.
Dal punto di vista liturgico quella del Triduo è un unica celebrazione. Infatti nella Messa in Coena Domini non c’è congedo, ma l’assemblea si scioglie in silenzio; il Venerdì Santo la celebrazione inizia nel silenzio, senza riti di introduzione, e termina senza benedizione e senza congedo, nel silenzio; la Veglia Pasquale inizia con il lucernario, senza segno di croce e senza saluto; solo alla fine della Veglia si trova la benedizione finale e il congedo.
Alle celebrazioni liturgiche pasquali si aggiungono i riti popolari, nati dall’intreccio di devozioni diverse. La più diffusa affonda le sue origini nel medio evo, con la cosiddetta visita a quello che impropriamente viene chiamato sepolcro.
Il Giovedi Santo in tutti i paesi del territorio viene celebrata la Messa vespertina, che a Baucina viene seguita da malinconiche Nenie Notturne. A Mezzojuso, in anticipo di un giorno rispetto alle consuetudini degli altri paesi, al termine della coena domini, ha inizio la processione di Maria Santissima Addolorata. La Virgini Perdolaenti, avvolta nel manto di velluto nero ricamato in oro, si fa spazio nella piazza buia e dall’atmosfera mesta. Al termine della suggestiva processione notturna, un salto a Ventimiglia di Sicilia, permette di assistere alla caratteristica chiamata dell’alba.
Questi riti perpetuati da secoli con devozione semplice ma profonda costituiscono il giacimento valoriale di un territorio che coinvolge con spontaneità i visitatori nel senso cosmico e umano del periodo pasquale.
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